In Italia si fanno sempre meno figli e sempre più tardi. Secondo i dati Istat relativi al 2024, l’età media al primo figlio è arrivata a 32 anni, mentre il tasso di natalità continua a diminuire. In questo contesto, sempre più donne iniziano a chiedersi: “E se volessi un figlio più avanti?”
Tra le opzioni oggi disponibili, una delle più interessanti è il social freezing, ovvero il congelamento degli ovociti per scelta personale. Ma in cosa consiste davvero? È sempre utile? E soprattutto: qual è il momento migliore per valutare questa opzione?
Cos’è il social freezing?
Il social freezing, chiamato anche crioconservazione degli ovociti, è una procedura che permette di congelare gli ovociti per un possibile utilizzo futuro, quando una gravidanza potrebbe essere desiderata ma la fertilità naturale potrebbe risultare ridotta a causa dell’età. In poche parole, è una possibilità in più che si dà la donna per diventare madre anche dopo i 30 anni.
È importante distinguere il social freezing dalla crioconservazione effettuata per motivi medici. Esistono infatti situazioni cliniche specifiche (come trattamenti chemioterapici, radioterapia o interventi chirurgici, che possono compromettere la funzione ovarica) in cui il congelamento degli ovociti rappresenta una strategia di preservazione della fertilità.
Nel social freezing, invece, la scelta nasce da motivazioni personali e di pianificazione della maternità.
Come funziona il congelamento degli ovociti?
Dal punto di vista pratico, il percorso prevede una stimolazione ovarica: le ovaie vengono stimolate a produrre più follicoli rispetto a un normale ciclo mestruale e gli ovociti vengono poi prelevati e crioconservati per un eventuale utilizzo successivo.
Gli ovociti congelati, poi, necessiteranno di una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), attraverso la fecondazione in vitro.
Perché sempre più donne scelgono il social freezing?
Molte donne non vorrebbero rinunciare alla maternità, semplicemente durante la fase di massima fertilità non si trovano nel momento giusto della propria vita per avere un figlio. Le ragioni possono essere diverse: la costruzione della carriera professionale, l’assenza del partner giusto, condizioni economiche ancora instabili o la sensazione di non sentirsi pronte.
Il social freezing nasce quindi come risposta a un’esigenza concreta: preservare una possibilità futura, soprattutto quando si teme che, rimandando la gravidanza, la riserva ovarica possa ridursi al punto da rendere più difficile il concepimento spontaneo.
Qual è l’età migliore per congelare gli ovociti?
Uno degli aspetti più importanti da comprendere riguarda il fattore età.
La fertilità femminile tende a diminuire gradualmente nel tempo, ma il declino della riserva ovarica accelera in modo più significativo dopo i 35 anni. Non cambia solo il numero di ovociti disponibili, ma anche la loro qualità, un elemento fondamentale per ottenere una gravidanza e favorire un corretto sviluppo embrionale.
Per questo motivo, il momento considerato più favorevole per il social freezing sarebbe intorno ai 25 anni e, idealmente, non oltre i 30 anni. Congelare gli ovociti a 38 o 39 anni potrebbe infatti significare avere una riserva ovarica già ridotta e ovociti di qualità inferiore, con minori prospettive di successo future.
Quanto costa il social freezing in Italia?
Uno degli ostacoli principali alla diffusione della procedura è rappresentato dal costo.
Attualmente, in Italia, a meno che non venga effettuato per ragioni non mediche, il congelamento degli ovociti non rientra tra le prestazioni rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale. I costi, nei centri privati, possono variare indicativamente tra i 2.000 e i 7.000 euro, anche se il crescente interesse verso questa pratica sta progressivamente contribuendo a una riduzione dei prezzi.
Negli ultimi anni si è inoltre aperto un dibattito sociale e politico sul possibile sostegno economico a questa procedura, considerando le difficoltà economiche e lavorative che spesso portano le donne a posticipare la maternità.
Il social freezing garantisce una gravidanza?
Intraprendere un percorso di social freezing non garantisce una futura gravidanza, ed è importante chiarirlo. Le probabilità di successo dipendono da diversi fattori: l’età al momento della crioconservazione, il numero di ovociti ottenuti e la loro qualità.
Inoltre, solo una parte delle donne che congelano gli ovociti li utilizza realmente: molte riescono successivamente a ottenere una gravidanza spontanea, oppure scelgono di non ricorrere agli ovociti conservati.
Social freezing: una scelta da valutare con consapevolezza
Congelare gli ovociti non significa fermare il tempo biologico, ma preservare una possibilità in più per il futuro. Tuttavia, ogni donna ha una storia, una fertilità e una riserva ovarica differenti. Per questo motivo, la scelta non dovrebbe mai essere affrontata in modo standardizzato, ma valutata insieme a uno specialista, sulla base della situazione personale e delle proprie prospettive di vita.
In tema di fertilità, avere informazioni corrette e realistiche rappresenta sempre il primo passo per prendere decisioni più consapevoli.
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Articolo a cura della Dott.ssa Raffaella Di Pace, ginecologa e sessuologa. Le informazioni contenute hanno scopo educativo e non sostituiscono il consulto medico personalizzato.
Domande frequenti sul social freezing
Cos’è il social freezing?
Il social freezing è una procedura di crioconservazione degli ovociti effettuata per scelta personale e non per motivi medici, che consente di congelare gli ovociti in un’età più fertile per poterli eventualmente utilizzare in futuro, quando una gravidanza potrebbe risultare più difficile da ottenere spontaneamente.
Come funziona il congelamento degli ovociti?
La procedura prevede una stimolazione ovarica, che permette alle ovaie di produrre più follicoli rispetto a un normale ciclo. Gli ovociti vengono successivamente prelevati e congelati per un possibile utilizzo futuro.
A che età è meglio fare il social freezing?
Il momento più favorevole è intorno ai 25 anni e idealmente non oltre i 30 anni, perché con l’avanzare dell’età diminuiscono progressivamente sia il numero sia la qualità degli ovociti. Dopo i 35 anni il declino della riserva ovarica tende ad accelerare.
Si possono congelare gli ovociti dopo i 35 anni?
Sì, ma è importante sapere che dopo i 35 anni la riserva ovarica può ridursi più rapidamente e la qualità degli ovociti può diminuire. Questo potrebbe influire sulle probabilità future di successo della procedura.
Il social freezing garantisce una gravidanza futura?
No. Il social freezing non garantisce una gravidanza, ma offre una possibilità in più. Le probabilità di successo dipendono da diversi fattori, tra cui l’età al momento del congelamento, il numero di ovociti conservati e la loro qualità.
Come vengono utilizzati gli ovociti congelati?
Gli ovociti crioconservati possono essere utilizzati solo attraverso una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), mediante fecondazione in vitro.
Quanto costa il social freezing in Italia?
In Italia il social freezing non è generalmente rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale. Nei centri privati i costi possono variare indicativamente tra 2.000 e 7.000 euro, a seconda della struttura.