Dobbiamo parlare di perimenopausa

perimenopausa

“Oggi si vive più di un terzo della propria vita in menopausa”, di sintomi, percentuali, gravidanze e riflessioni insieme a una ginecologa.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature e condotto su oltre 4mila donne americane ha rilevato che un significativo numero di persone tra i 30 e i 45 anni sperimenta sintomi da perimenopausa, e per il 55,4% di coloro che hanno tra i 30 e i 35 anni questi sintomi sono definiti già di livello moderato o intenso. Nonostante ciò, si legge nell’articolo, le donne più giovani aspetterebbero anni prima di parlarne con il proprio medico.

Lo studio si basa su autodichiarazioni di utenti online, in particolare di donne che usano un’app di tracciamento del ciclo mestruale che ha anche collaborato a questa ricerca. Perciò, dicono gli stessi ricercatori, è possibile che i dati non siano del tutto accurati. In ogni caso però quello che emerge da questo studio è un fatto già noto: a causa dello stigma che ancora persiste su menopausa e perimenopausa, molte donne anche piuttosto giovani sono lasciate da sole ad affrontare sintomi e cambiamenti importanti senza saperli decifrare né nominare.

Partiamo allora dal linguaggio. Con il termine “menopausa” si fa riferimento a una fase fisiologica della vita che coincide con la fine del ciclo mestruale, della funzione riproduttiva delle ovaie e della loro produzione di ormoni estrogeni. L’ingresso in menopausa avviene in media tra i 45 e i 55 anni ed è definito dall’assenza di mestruazioni per 12 mesi consecutivi. 

La perimenopausa invece è la fase che precede la menopausa e durante la quale possono emergere sintomi e manifestazioni di varia natura, tra cui le vampate di calore, la secchezza vaginale, i dolori durante i rapporti sessuali, i disturbi del sonno, le palpitazioni e l’irregolarità del ciclo mestruale. Varia è anche l’intensità: se per molte donne le manifestazioni da perimenopausa sono piuttosto leggere o quantomeno gestibili, tante altre sperimentano sintomi anche invalidanti. Secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito dall’organizzazione che si occupa di parità di genere Fawcett Society, ad esempio, il 14% delle donne intervistate ha detto di aver dovuto ridurre le ore lavorative, l’8% ha rinunciato a una promozione e più di una donna su dieci ha chiesto di lavorare part-time proprio a causa di una sintomatologia severa.

La perimenopausa, inoltre, può durare diversi anni e le prime avvisaglie possono comparire già tra i 30 e i 35 anni. La dottoressa Raffaela Di Paceginecologa con un dottorato in Fisiopatologia della Menopausa e consulente sessuologa, spiega infatti che nonostante sia “poco frequente” entrare in menopausa già così presto, a meno di condizionamenti esterni come chemioterapia o interventi chirurgici, è comunque possibile che si comincino “già a notare dei cambiamenti: col passare degli anni, la durata tra un ciclo mestruale e l’altro, i classici 28 giorni, cominciano a ridursi, quindi già avere cicli un po’ più ravvicinati è un segnale del fatto che la nostra riserva ovarica si sta depauperando, fino ad arrivare poi a un’età più avanzata in cui queste irregolarità possono essere presenti in modo più significativo e allora si può avere la comparsa dei sintomi” da perimenopausa.

Secondo Di Pace, quando si cominciano a sperimentare certi sintomi, è bene “confrontarsi subito col proprio medico” e questo “per una serie di motivi. Prima di tutto, è comunque un segnale che la riserva ovarica si sta esaurendo, o comunque si sta depauperando, impoverendo. Questo è un dato oggi molto rilevante perché siccome c’è un posticipo dell’età della ricerca di figli (pensiamo che l’età del primo figlio è di oltre 30 anni), avere un’idea di quella che può essere la riserva ovarica per cercare di programmare una gravidanza in tempi utili e riuscire a ottenerla è estremamente importante”, soprattutto “se, come si dice in ginecologia, non si è esaurito ‘il desiderio di prole’, cioè se si ha ancora in mente di avere dei figli”.

Ma confrontarsi col proprio medico sulle prime avvisaglie di perimenopausa non è importante soltanto per una questione di fertilità: sperimentare certi sintomi, “avere dei disturbi come le sudorazioni notturne o comunque rendersi conto che sta cambiando qualcosa” può avere un impatto sulla qualità della nostra vita e, insieme al proprio medico, “si possono trovare delle soluzioni”. A ciò va aggiunto anche il tema della prevenzione. Il calo degli estrogeni in perimenopausa infatti aumenta il rischio di soffrire di patologie osteoarticolari, soprattutto osteoporosi, di cui l’80% delle persone che ne soffrono in Italia sono donne in post-menopausa. Anche il rischio di patologie cardiovascolari aumenta con la riduzione degli estrogeni: fino all’ingresso in menopausa, infatti, le donne hanno un rischio cardiovascolare inferiore rispetto agli uomini, ma una volta in menopausa le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte. Perciò, spiega la dottoressa Di Pace, “se voglio che una donna invecchi in salute, le basi vanno messe quando è in menopausa”.

Nonostante ciò, sembra che parlare di menopausa e perimenopausa sia ancora molto difficile. Dal sondaggio della Fawcett Society già citato è venuto fuori ad esempio che il 45% delle donne intervistate non ha mai parlato col proprio medico dei sintomi di cui soffriva, persino nei casi più gravi. Un’altra indagine, condotta questa volta dal governo britannico nello specifico in Inghilterra, ha fatto emergere che meno di 1 persona su 10 sente di avere abbastanza informazioni sulla menopausa e quasi la metà delle persone intervistate ha chiesto di dare più spazio a questa fase della vita nelle riforme del governo sulla salute delle donne. Anche in Italia il livello di consapevolezza non sembra sufficiente: stando agli ultimi dati condivisi dalla Fondazione Onda, il 56% delle donne pensa di avere una conoscenza medio-alta sul tema, ma le informazioni maggiori arrivano da conversazioni con persone amiche e familiari e si mantengono comunque su un livello superficiale.

Per questa ragione, il desiderio che molte donne intervistate hanno espresso è quello di ricevere maggiore supporto, informazioni e coinvolgimento da parte delle figure mediche e sanitarie di riferimento. Secondo la dottoressa Di Pace, comunque, tanto sta cambiando: “C’è un grande fermento intorno al mondo della menopausa, dato dai progressi delle ricerche e anche nella classe medica”. Basti pensare, dice l’esperta, che “fino ad almeno il 2019, la terapia ormonale sostitutiva veniva demonizzata”, mentre oggi se ne riconosce l’importanza per gestire soprattutto i sintomi più invalidanti.

Come sottolinea la ginecologa, inoltre, la menopausa è anche diventato un “tema sociale”: molte “donne in menopausa lavorano ancora e possono avere una certa disponibilità economica, per cui sono diventate un target per le aziende farmaceutiche, quelle di cosmetici e per tutto il mondo del benessere”. Secondo Di Pace però un ruolo centrale nell’abbattimento dello stigma nei confronti della menopausa è stato ricoperto soprattutto dai “movimenti e dalle associazioni di donne che si sono fatte portavoce” della necessità di una maggiore consapevolezza su questa fase della vita: “Oggi si vive più di un terzo della propria vita in menopausa”, ha commentato Di Pace, e “si tratta di un momento importante per porre le basi per una vecchiaia in salute”.

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